martedì 30 dicembre 2008

Chuck Norris? No, peggio!

Chi di noi non conosce Chuck Norris? Ken Rockwell è il suo alter ego nel mondo della fotografia. Si dice che sia uno dei fotografi più famosi di internet anche per le sue affermazioni a volte un po' troppo forti.

Chi fosse interessato a vederlo in tutta la sua bellezza può dare un'occhiata al suo sito http://www.kenrockwell.com, per chi invece ha fretta e non vuole attendere ulteriormente, ho messo qui sotto due foto che lo ritraggono.

Ken Rockwell
Ken Rockwell
Nella prima è raffigurato con una gentil donzella che si dice essere la moglie, in compagnia di un personaggio dal volto ambiguo e anche un po' beffardo. Non indagherò ulteriormente su chi possa effettivamente essere.

Nella seconda foto si vede Ken, con manifesta aria da scaltro marpione allupato, che posa in compagnia di una allegro consesso di gradevolissime fanciulle.

Consultando un post in uno dei forum di fotografia che frequento abitualmente. ho trovato una magnifica parodia ispirata a questo fotografo, ispirata alle battute create su Chuck Norris. Sollazzatevi leggendola.

  • Ken Rockwell è il Chuck Norris della fotografia.

  • Ken Rockwell non fa la calibrazione colore, ma modifica il colore degli oggetti e del mondo in modo che le sue foto siano perfette.

  • Ken Rockwell cancella una o due foto. La gente quelle foto le chiama Pulitzer.

  • Ken Rockwell non utilizza la profondità di campo, lui cambia lo spazio temporale.

  • Ken Rockwell non aspetta mai di avere la luce corretta quando deve fotografare un panorama, è la luce che aspetta lui.

  • Ken Rockwell non ruota mai la macchina in verticale, la tiene orizzontale e ruota tutto il Mondo.

  • Ken Rockwell ha ordinato un obiettivo della serie L da Nikon, e gliene hanno dato uno.

  • Ken Rockwell è l'unica persona che ha fotografato Gesù, sfortunatamente però aveva finito le pellicole quel giorno e quindi ha usato un lenzuolo.

  • Quando Ken Rockwell usa l'esposizione a forcella (bracketing) le tre foto che escono vincono i primi tre premi di un concorso di fotografia. E in categorie differenti!

  • Prima che Nikon e Canon lancino sul mercato una nuova fotocamera, le fanno provare Ken Rockwell, sulle migliori consente che ci sia scritto "Nikon" e sulle altre "Canon". Proprio in questi test una volta ha provato una fotocamera, e siccome non meritava nemmeno la scritta "Canon" quel giorno è nata la Pentax.

  • Ken Rockwell non usa mai il flash dopo quel casino che aveva combinato a Nagasaki nel '45.

  • Solo Ken Rockwell può farsi una foto, chiunque altro tenti di fare una foto di Ken Rockwell avrà la foto sovraesposta a causa della luce emanata dal suo essere geniale.

  • I nudi fotografati da Ken Rockwell in realtà erano completamente vestiti al momento della fotografia.

  • Una volta Ken Rockwell ha progettato un obiettivo Zoom. Il suo nome è "telescopio spaziale Hubble", forse ne hai sentito parlare.

  • Quando Ken Rockwell acquista una Compactflash nuova, ci trova sempre già memorizzati dei capolavori.

  • Sul desktop di KenRockwell se si clicca l'icona "Cestino" si va al sito del National Geographic.

  • Se chiedi a Ken Rockwell come si scrive una fotocamera "point-and-shoot" ti dice "h-a-s-s-e-l-b-l-a-d"

  • Per ogni 10 foto che fa Ken Rockwell, quelle buone sono 11.

  • I file digitali di Ken Rockwell sono composti da sequenze di 0, 1 e 2.

  • Ken Rockwell non mette mai a fuoco, sono gli oggetti che si spostano e si mettono a fuoco da soli.

  • Ken Rockwell fa degli scatti così belli che Adobe ha fatto una versione di Photoshop solo per lui: c'è solo il pulsante "chiudi".

  • Il termine "treppiede" è stato inventato guardando Ken Rockwell in controluce.

  • Ken Rockwell non fa mai fotografie schifose, fa solo fotografie troppo avanzate per chi le osserva.

  • Ken Rockwell in realtà non è il Chuck Norris della fotografia; è Chuck Norris che è il Ken Rockwell delle arti marziali.

L'articolo originale, tradotto, si trova su http://www.marcotogni.it/articoli/ken-rockwell, mentre la discussione sul forum è all'indirizzo http://www.pentaxiani.it/...

giovedì 25 dicembre 2008

Oggi è Natale!

Comunque a tutti loro, i miei più servili auguri per un distinto Natale e uno spettabile anno nuovo.
(Da Fantozzi, regia di Luciano Salce)


Anche quest'anno è arrivato Natale. Per tutti, anche se non siete pentaxiani e non possedete ultrasuini, i miei più sinceri auguri.


sabato 20 dicembre 2008

L'invasione degli Ultrasuini

In principio esistevano solo gli obiettivi con messa a fuoco manuale. Col tempo sono arrivati quelli con autofocus nei quali lo spostamento dei gruppi ottici all'interno dell'obiettivo è affidato ad un meccanismo che trae forza motrice da un piccolo motore presente sul corpo macchina.

Ancora più recentemente, agli obiettivi autofocus per così dire tradizionali, si sono affiancati quelli per quali non è più necessaria la trasmissione del moto dal corpo macchina avendo essi già un motore integrato all'interno del barilotto.

Il motore più comodo a quanto pare per questi usi sfrutta la tecnologia ultrasonica. Non chiedetemi il motivo e come funzioni perché esula dalle mie competenze e capacità. Fatto sta che tutti i produttori che hanno obiettivi di questo tipo montano motori con tecnologia ultrasonica, nonostante vengano chiamati da ognuno con nomi differenti.

A quest'ultima categoria appartengono i nostri ultrasuini, oggetto del post odierno. Ma perché questo buffo nome? In realtà non si tratta né di un marchio registrato Pentax, né di una tecnologia di una qualche sperduta ditta orientale. Tutto è nato a causa di un refuso nel vecchio forum italiano della comunità pentaxiana.

Un baldanzoso personaggio, preso dalla foga e complice la vicinanza dei tasti I e O nelle usuali tastiere QWERTY, aveva usato parlando di un obiettivo di tal fatta, il termine ultrasuini invece del corretto ultrasuoni. Da questo errore al simpatico appellativo il passo è stato breve. Quindi per i veri pentaxiani questi obiettivi sono gli ultrasuini o semplicemente i suini.

In casa Pentax questi obiettivi, classificati tutti con la sigla Star, sono sinonimo di prestigio poiché oltre a garantire una messa a fuoco molto silenziosa praticamente inudibile, hanno la particolarità di essere tropicalizzati e cioè a prova di polvere e pioggia.

Ma quanti sono attualmente questi graziosi suini? In commercio per ora se ne possono trovare quattro: due zoom e due fissi. In dettaglio:
  • DA Star 16-50 mm, f/2,8;
  • DA Star 50-135 mm, f/2,8;
  • DA Star 200 mm, f/2,8;
  • DA Star 300 mm, f/4.

Quelli che invece verranno commercializzati a breve saranno:
  • DA Star 55 mm, f/1,4;
  • DA Star 60-250 mm, f/4.

Per amore di precisione riporto alcune foto rigorosamente raccattate dalla rete senza chiedere alcuna autorizzazione. Per esigenze di compattezza ho ruotato di obiettivi di 90°.






Invece per quanto riguarda quelli che dovranno essere commercializzati a breve, si possono trovare le seguenti fotografie.




In quest'altra foto è possibile vedere la dimensione relativa fra le tre lenti zoom che faranno parte della schiera degli ultrasuini.


Io per ora, e penso ancora per molto tempo, possiedo una sola di tali meraviglie. Ne avevo parlato in un precedente post, quindi se siete curiosi potete andare a controllare.

Quale consiglio migliore per un pentaxiano per trascorrere un felice Natale di augurargli buone foto con il suo ultrasuino e sollazzare le membra con un buon cotechino di suino italiano? Penso che nulla possa essere più appagante. (In realtà io avrei anche in mente qualcos'altro, ma mi asterrò da esternarlo pubblicamente).

martedì 9 dicembre 2008

Un obiettivo Stellare

Questo sarà forse il primo post vagamente serio del mio blog, ma non ne do totale assicurazione.

Nonostante i detrattori dei sistema reflex digitali a sensore ridotto esprimano i loro pareri velenosi, le fotocamere che ce l'hanno piccolo, il sensore, hanno anche il vantaggio di poter utilizzare ottiche più leggere a parità di focale e luminosità, rispetto alla controparte in pieno formato.

Un secondo vantaggio (o svantaggio per altri) deriva dalla cosiddetta focale equivalente. In pratica essendo il sensore ridotto più piccolo di quello in formato 35 millimetri, produce una sorta di effetto di ingrandimento apparente. In realtà viene modificata la ampiezza dell'angolo di campo di un fattore proporzionale al rapporto fra le dimensioni del sensore FF e quelle del sensore ridotto.

Non sto a farla lunga anche perché se siete interessati potete cercare in Rete spiegazioni molto più chiare di quelle che potrei fornirvi io. In pratica, preso un dato formato di sensore, di moltiplica la focale stampigliata sull'obiettivo, che si riferisce al 35 millimetri, per un certo numero puro (nel caso dei sensori attuali di Pentax è 1,53) e si ottiene la focale equivalente.

Questa sorta di ingrandimento rende la vita più semplice nel caso si vogliano teleobiettivi. Di converso, nei formati ridotti, è più difficile ottenere veri grandangoli. Ma sì sa che bisogna sempre trovare un compromesso e se la coperta è abbondante da un lato, diventa corta dall'altro. Personalmente preferisco avere teleobiettivi a prezzi e pesi umani, sacrificando le focali inferiori.

In quest'ottica dopo un paio di mesi di uso della K20D con l'obiettivo 18-55 seconda serie fornito in kit, ho fatto il grande passo e ho comprato, non senza pochi sforzi, un secondo obiettivo. Si tratta del Pentax DA* 50-135mm f/2,8 ED AL [IF] SDM; lo so il nome completo è lunghissimo, ma per tutti diventa amichevolmente il 50-135, oppure per altri il suino.


Pur trattandosi di un obiettivo avente una focale equivalente di circa 75-205 mm nel formato 35 mm, ha una costruzione estremamente compatta: 136 mm di lunghezza e 76,5 di diametro, paraluce escluso. Il peso è di circa 812 grammi, compresi il paraluce e i due tappi, anteriore e posteriore.

In altra sede, ho fatto una piccola recensione di questo gioiello di obiettivo. Poiché la mia inerzia è proverbiale, non riproporrò qui tutte le foto fatte, né tutta la discussione che ne è scaturita.

Mi limito a mostrarvi un filmato che sarà utile a coloro che lo accusano, a ragione, di non essere una scheggia e una foto dell'obiettivo montato sulla mia K20D. Altre le potete trovare nel mio account Picasa Web.




lunedì 8 dicembre 2008

Tutti pazzi per il FF

Cosa si cela dietro alla misteriosa sigla FF che spesso si legge nei forum che parlano di fotografia? Se provate a fare una ricerca, troverete probabilmente la risposta all'arcano. Forse. Dico così perché potreste imbattervi anche in bizzarre pratiche che con la fotografia poco hanno a vedere e che esulano dagli obiettivi di questo blog.

Ma torniamo al nostro FF. Avevo già parlato in un precedente post del complesso di inferiorità dimensionale che affligge la maggior parte dei fotofili incalliti. Ebbene, il FF sul quale mi accingerò a disquisire riguarda proprio questo aspetto e più precisamente la grandezza del sensore.

Come già anticipato brevemente ed elusivamente in passato, i sensori delle fotocamere digitali non hanno tutti la stessa dimensione. I più fortunati possono avere misure pari al vecchio fotogramma della pellicola 35 millimetri e cioè 36 mm per 24 mm. Sono proprio questi ad essere definiti sensori in pieno formato o dall'inglese full-format, per gli amici semplicemente FF.

Va da sé che se tutte le fotocamere montassero sensori di questa dimensione non ci sarebbe più quella insidiosa dicotomia fra quelli che che ce l'hanno grosso e quelli che ce l'hanno piccolo.

Per ovviare a questo problema e permettere che i primi possano deridere selvaggiamente i secondi, le maggiori ditte del settore hanno concepito i sensori in formato ridotto. Anzi la maggior parte delle stesse ha messo in commercio prima proprio fotocamere che ce l'hanno piccolo. C'è chi dice che lo abbiano fatto per questioni economiche e/o tecnologiche. Io invece penso che l'abbiano fatto apposta per distruggere psicologicamente chi, nella vana certezza di averlo già abbastanza grosso, s'è visto beffardamente superare in dimensioni da chi, quelli del FF, ce l'aveva più grosso ancora.

Questa dualità trova terreno fertile nella Rete. Ovunque si parli di fotografia digitale state pur certi che troverete una folta rappresentanza di superdotati che sberleffano coloro che non ce l'hanno abbastanza grosso, il sensore.

Purtroppo le dimensioni hanno un costo, altrimenti tutti lo vorrebbero grosso. Le fotocamere che hanno il sensore FF infatti costano ben di più. Questo fatto non fa che confermare la mia personale teoria del complotto che vedrebbe le alte sfere delle grandi multinazionali complici di una colossale burla nei confronti di chi ce l'ha piccolo e non può permetterselo più grosso.

La questione economica tuttavia non è la sola a costringere una ristretta cerchia di derelitti al formato ridotto. Parliamo ad esempio di Pentax. I possessori di una digitale di tale ditta, me compreso quindi, saranno penso condannati a vita ad essere ipodotati sensorialmente. In ogni forum frequentato da questi loschi individui c'è una sezione che riguarda le possibili novità e in essa c'è almeno qualche milione di post nei quali si invoca, si implora o si raccontano leggende metropolitane circa la possibile uscita di un corpo macchina FF.

Ne parlerò forse in un prossimo post. Ora sono arrivato a destino* e vi saluto.

* Questo post è stato concepito su un sudicio sedile verdognolo di un lentissimo treno regionale Trenitalia e digitato tramite un cellulare, mentre lo scrivente si recava a Genova a fare acquisti natalizi nei vari mercatini sparsi per la città.

venerdì 5 dicembre 2008

Io ce l'ho più grosso (il sensore)

Il genere maschile è molto sensibile di solito circa l'argomento dimensioni in generale e non solo nell'ambito che state quasi certamente pensando. C'è una dualità fra chi ha o può permettersi dimensioni grosse e fa di tutto per vantarsene e chi invece ha o può solo permettersi dimensioni piccole e con timidezza le nasconde.

Non ci credete? Prendiamo ad esempio la macchina, sì proprio l'automobile che quasi tutti possediamo. Non avete mai notato galletti, anche non più giovani, che fanno a gara fra loro su chi ha il SUV o la station-wagon più grossa? Magari abitano nel centro della Pianura Padana e il dislivello maggiore da superare potrebbe essere quello di un dosso eppure pervicaci comprano il mega fuoristrada che sarebbe sufficiente per scalare il Monte Rosa. Abitate in città? Alzi la mano chi non ha mai visto nel traffico caotico un Hummer! Potrei continuare per ore con esempi di tal fatta, ma mi fermerò qui.

In campo fotografico pensate che sia diverso? Pensate forse che regni un clima di parità tra chi ce l'ha più grosso e chi ce l'ha più piccolo? Poveri illusi! In campo fotografico è ancora peggio! La divisione esisteva già quando la fotografia era totalmente analogica, ma il digitale ha acuito le differenze purtroppo. E la diffusione di massa di internet ha fatto il resto.

Penserete di certo: "Ma di cosa cavolo sta parlando questo potenziale cliente a vita del reparto di psichiatria?". Ma ovviamente sto parlando della pellicola prima e del sensore digitale ora!

Se siete soliti frequentare qualche forum fotografico, di certo vi sarete imbattuti almeno un miliardo di volte in qualche discussione riguardante la dimensione del sensore. Probabilmente vi sarete chiesti il perché di tanto impeto nel decantare le qualità del sensore a pieno formato, rispetto al formato ridotto.

Io non me lo sono chiesto. O meglio, me lo sono chiesto, ma in quanto pentaxiano non posso far altro che stare a vedere quello che fa il resto del mondo, tanto sono consapevole del fatto che in casa Pentax difficilmente lo vedrò.

Chi invece possiede già una fotocamera che monta un sensore in pieno formato, si comporta come il tizio del SUV o quello della station-wagon, né più né meno, nei confronti di chi ce l'ha più piccolo.

Per la cronaca io appartengo alla categoria dei perdenti. Sì non lo nego e anzi lo dico con orgoglio: io ce l'ho piccolo (il sensore)!

Di seguito riporto un disegno che mostra le differenti dimensioni relative fra i vari sensori. In futuro affronterò ancora l'argomento in altri post. Ora non ho più voglia di scrivere e vi saluto.

giovedì 4 dicembre 2008

La mia piccina

Dopo che ho elusivamente spiegato i motivi che mi hanno portato a preferire Pentax a Canon, Nikon, Sony, Olympus, e chi più ne ha ne metta, mostrerò alcune foto, rigorosamente raccattate in rete, del corpo macchina frutto delle mie fatiche.

Due post in un giorno sono veramente troppi per la mia indole, quindi mi fermerò qui.


Perché ho scelto Pentax

Dato che il blog, scusate volevo dire il coso, parla delle mie avventure con il digitale Pentax, mi sembra giusto spiegare la scelta di tale marchio.

Bisogna fare un passo indietro e tornare a quest'estate. Verso la metà del mese di agosto, mentre la canicola ustionava allegramente i bagnanti intenti a godersi la tintarella, io non ero al mare. Perché non ero al mare? Perché stavo dando ripetizioni di materie vagamente scientifiche, come mio costume da alcuni anni a questa parte. Quindi, poiché non ho il dono dell'ubiquità, possiamo escludere con un ragionevole margine di errore che fossi al mare.

Mentre con la fatica e con il sudore cercavo di inculcare geometria analitica, trigonometria e altre amenità varie a menti che per via delle vacanze si rifiutavano di memorizzare qualsivoglia nozione, mi venne la folgorazione! Perché non investire parte delle immense ricchezze accumulate durante mesi e mesi di lavoro, nell'acquisto di una fotocamera reflex?

Ormai la decisione era presa, era necessario però sciogliere un enorme dubbio: quale marca? Vi assicuro che ho passato un paio di settimane degne di Fantozzi e dei dilemmi che lo assillavano durante la campagna elettorale, magnificamente rappresentati in un film della nota saga.

Non dirò perché alla fine ho scelto Pentax dal momento che sarebbe difficile da spiegare in maniera chiara e razionale. Tuttavia posso dire che:
  • non ho scelto Pentax per la velocità dello scatto;
  • non ho scelto Pentax per la supersonica velocità nella messa a fuoco;
  • non ho scelto Pentax per la comodità di trovare ottiche in vendita anche dal mio macellaio di fiducia;
  • non ho scelto Pentax per le mirabolanti capacità di girare filmati con una reflex;
  • non ho scelto Pentax per la mania di non dover pulire settimanalmente il sensore;
  • non ho scelto Pentax per privarmi del piacere di tenere in mano un piccolo pezzo di plastica;
  • non ho scelto Pentax per la paura di una leggiadra pioggerella primaverile.
Mi sembra che la spiegazione sia stata più che sfuggente, come era del resto nelle mie intenzioni.

mercoledì 3 dicembre 2008

Inizio

Ormai Natale è alle porte. Tutti sappiamo che a Natale si è più buoni o almeno si dovrebbe esserlo o si fa un tentativo per diventarlo. Io no!

Perciò ho deciso di torturarvi imbarcandomi nell'impresa di pubblicare il mio blog. Sì, intendo proprio quel coso che molti hanno e nel quale raccontano praticamente la loro vita, talvolta in tempo reale. Beh, io non racconterò la mia vita, sarebbe troppo scontato e troppo gentile nei vostri confronti. Vi parlerò invece dei miei esperimenti fotografici e vi assicuro che sarà molto peggio.

Sono all'inizio e non ho bene in mente come verrà sviluppato questo coso. Di certo vi posso assicurare che non verrà aggiornato con regolarità, che non avrà contenuti di una qualche utilità e che non farà imbestialire il vostro datore di lavoro tutto preoccupato per il tempo che sprecate a gironzolare su internet.

Dicono che la pazienza sia la virtù dei forti. Attendete e troverete un seguito a questo primo post. Forse.